Paga con assegni scoperti: poi accusa due calciatori di averglieli rubati Indagato il presidente della Salernitana

lombardi salernitanaSALERNO - Gli assegni dati a due calciatori granata, Stendardo e Caputo, non avevano nessuna copertura bancaria. Erano «scoperti». E quale modo migliore di accusare di furto i due legittimi titolari che si presentano in banca per avere i soldi, che non ci sono, sul conto della Salernitana calcio 1919? E così Antonio Lombardi, presidente della Salernitana e Francesco Rispoli, amministratore unico della società granata fino a febbraio scorso, si «inventano» una denuncia di smarrimento degli stessi assegni incolpando, indirettamente, di ricettazione due calciatori della Salernitana, Mariano Stendardo e Francesco Caputo.
Ma ora, proprio per quei due assegni - importo complessivo 270mila euro - sia Lombardi che Rispoli sono indagati per calunnia a seguito della denuncia del falso smarrimento e per aver incolpato di ricettazione sia Stendardo che Caputo. Perché Lombardi e Rispoli sono stati

smentiti dalle tracce bancarie sull’agenzia di Salerno dell’Unicredit. Perché sbugiardati da Enrico Fedele, procuratore dei due calciatori, e da Guglielmo Acri, direttore sportivo della Salernitana da luglio a ottobre 2009. Perché inchiodati, secondo l’accusa del pm della procura di Vallo della Lucania Alfredo Greco, dalle matrici dei carnet di assegni consegnati ai due calciatori. Ieri mattina, poco dopo le nove, i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria presso la procura di Vallo e gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno perquisito la sede della Salernitana, in via San Leonardo.
Carabinieri e finanzieri dovevano sequestrare tutte le fonti di prova necessarie: dalle matrici dei carnet ai contratti, di immagine e federali, dei calciatori Stendardo e Caputo e «altra documentazione utile». Perché indaga la procura di Vallo della Lucania? La denuncia di smarrimento dei due assegni fu fatta ai carabinieri di Vallo della Lucania da Francesco Rispoli, che è anche dipendente della «Costruzioni Lombardi srl». È il 22 luglio del 2010. Da neppure trenta giorni sono stati consegnati due assegni a Stendardo e Caputo, tratti presso l’Unicredit-Banca di Roma di Salerno (agenzia corso Vittorio Emanuele) sul conto corrente intestato alla Salernitana Calcio 1919. Il primo, con il numero 7017089779-11, per un importo di 130mila euro in favore di Stendardo. Il secondo, con un numero della stessa serie, per un importo di 140mila euro in favore di Caputo. Naturalmente dopo la denuncia del furto viene aperto il fascicolo in procura, titolare delle indagini il pm Greco. «Ma io non ho mai visto, compilato e rilasciato i due assegni - dice Lombardi al pm - Anzi quella firma sugli assegni non è neppure mia». Non solo, ma il patron della Salernitana, sa che i due assegni sono stati smarriti e che nonostante questo sono stati portati all’incasso. «Ho dato mandato all’avvocato Loreto D’Aiuto (un civilista vallese; ndr) - racconta Lombardi - di predisporre tutti gli atti a tutela della società». Perché lui, ad esempio, pur avendo cordiali rapporti con Enrico Fedele, uno dei più accreditati procuratori del calcio italiano, non ha mai chiuso «personalmente» contratti sugli acquisti dei calciatori.
Quindi, di questa roba degli assegni non sa nulla. «Tratta tutto e direttamente Guglielmo Acri, direttore sportivo» aggiunge Lombardi al pm. Ma saranno proprio Fedele e Acri, oltre che la ricognizione sui conti Unicredit a smentire Lombardi. Basta cercare un riscontro all’agenzia Unicredit di corso Vittorio Emanuele di Salerno. Ne cercano uno, gli investigatori, e ne ottengono due. Il primo, la banca conferma: quelle firme sugli assegni sono di Antonio Lombardi. Il secondo, l’estratto conto parla chiaro: alla data di scadenza degli assegni non c’erano soldi. Anzi, alla data del 10 agosto 2010 vi è un «rosso» pari a 89.725,44 euro. Firme, date e cifre dell’ennesima bufera giudiziaria che segna la storia del calcio salernitano.

Martedì 05 Aprile 2011 fonte ilmattino.it

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